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MONALDI, WA La Leggenda di Iacopo Monaldi Barcellona, 23 Gennaio 2017 Oggi è morto Iacopo Monaldi. Uomo verissimo, amico prezioso e persona di rara purezza. Non ho mai conosciuto nessuno che si fosse guadagnato la vita come lo ha fatto lui. Aveva 24 anni. La prima volta che ci incontrammo fu nell’ostello tropicale Kimberly Klub della città di Broome, Western Australia. Era il classico ragazzo che se fossi rimasto a casa non avrei mai potuto incrociare. Giovanissimo, sprovveduto e stravagante, io e Nic lo prendemmo subito sotto la nostra ala: aveva potenziale. In pochi giorni avemmo il tempo di conoscerci meglio: dopo il lavoro guidavamo insieme verso l’oceano sul furgone del capo di Wes, ci lanciavamo nelle acque turchesi di Ganthaume Point e certe volte cucinavo per lui nella cucina comune. Era perfettamente incapace di cucinare qualsiasi tipo di cosa e si limitava a buttare in padella tutto quello che comprava e a mangiarlo direttamente da essa con il mestolo. Era in disperata ricerca di lavoro, come tutti noi, e più di tutti noi era impaziente, febbrile e scatenato, pazzo per la vita, coraggioso, onesto e desideroso di tutto quanto ci fosse da desiderare e di niente che non fosse ballare, gridare, cantare, bruciare e accumulare il massimo numero di esperienze possibili in una vita troppo corta e troppo sleale. Il giorno che lo misi sulla mappa della memorabilità avevamo accompagnato Wes al supermercato a prendere la solita cassa di birra per la serata. Wes aveva perso la patente per guida in stato di ebrezza ed io e più tardi Iacopo eravamo diventati alcuni dei suoi vari autisti. Il sole incandescente affondava nell’oceano, l’ora magica arrancava nel parcheggio insabbiato spennellando tutto di un rosa vibrante e meraviglioso, il motore acceso e Iacopo seduto al mio fianco. Mi disse «Andre voglio farti una proposta, ho avuto un idea e ho pensato a te. Voglio comprare due cammelli e attraversare il deserto fino ad arrivare a Darwin» Darwin sta a 2000km di polvere da Broome. Gli dissi «Sei pazzo da legare Iacopo stai parlando sul serio? Darwin sta a almeno a 2000km di polvere da qui!» «Certo che sono serio, dai andiamo ho già trovato chi ci venderebbe i cammelli». Ci conoscevamo da meno di una settimana ed in vita mia non avevo mai incontrato un uomo più determinato ed un idea più folle. Stetti dieci minuti buoni a ridere e lui dieci minuti a cercare di convincermi, ma non ci sarebbe mai riuscito poiché al tempo ero ancora troppo idiota per accettare. Lui però faceva sul serio, e più tardi lo stesso mese ci diede altre prove di quanto. Andò a pesca con Franco, un ragazzo di origini centro africane che lavorava nel reparto frutta al supermercato. Franco era un tipo che pur pagando puntualmente l’ostello, ogni notte ne sgattaiolava fuori e dormiva nell’aiuola di fronte per vedere le stelle accompagnato dalla sua fedele cassa di vino. In ogni caso lo vedevamo durante il giorno ed ebbe modo di conoscere anche Iacopo. La loro versione dell’accaduto fu che mentre pescavano nelle paludi di Town Beach, infestate dai coccodrilli, senza canne bensì filo e amo, arrivò l’alta marea -a Broome supera i 10 metri- e prima che potessero andarsene rimasero svariate ore sulla cima di un albero con l’acqua alle ginocchia ed i pesci insanguinati attaccati allo zaino. Ovviamente nessuno in ostello credette a tale follia fino quando Iacopo non tirò fuori la sua GoPro con tutte le prove del caso. «Sei un pazzo scatenato!» gli dissi, «E’ stato divertente!» mi rispose. Franco e Iacopo tornarono svariate volte a pescare nelle paludi di mangrovie di Town Beach, una di queste anche insieme a me. Poche settimane dopo, un uomo bianco, alto e con un capello da cowboy che poteva provenire solo dall’Outback venne in ostello a cercare due lavoratori volenterosi e forti. Fabio il manager chiamò subito me ed io chiamai subito Iacopo che recentemente aveva trascorso alcune notti dormendo per strada causa esaurimento fondi e veniva sul divano dell’ostello solo al pomeriggio in qualità di ospite. Prese il lavoro a scatola chiusa insieme ad un altro ragazzo come lui, italiano e forzuto. Tornò dopo una settimana abbastanza provato: «Andre il nostro compito era trasportare sulla schiena delle pietre fino alla cima di una montagna, dal mattino alla sera». Credetti ad ogni sua parola. Nelle settimane a seguire protagonizzò un vai e vieni verso lavori da immigrante di questo tipo, uno di questi, se ben ricordo, in una pisci fattoria. E quello, settimana più settimana meno, fu anche il periodo in cui lo vidi mettere un annuncio sulla bacheca dell’ostello scritto di suo pugno. Avrebbe dato lezioni di boxe ai ragazzi, aveva fatto il pugile in Italia e a Sydney, e avrebbe allenato gratis, davanti all’entrata dell'ostello a piedi nudi sull’asfalto e a Cable Beach, almeno per i primi tempi per mantenere il fisico e per mantenerlo a chiunque lo avrebbe voluto insieme a lui. Era un uomo dal fisico possente e un carisma unico e in breve tempo vari giovanotti si unirono a lui. L’ultima volta che lo vidi in persona mi chiamò dalla zona computer dell’ostello, stava cercando qualcosa su Google. «Cos’è successo Iacopo?» «Sono andato a camminare nel deserto e senza volere mi sono perso, cosi ho finito l’acqua e ho trovato due piccoli meloni verdi. Li ho aperti a forza di pugni e ne ho bevuto tutto il contenuto. Adesso ho mal di pancia e sto cercando di capire cos’erano». Lo aiutai, erano due meloni tropicali non commestibili e potenzialmente letali cosi decise di bere molta acqua e dormirci sopra. Ricordo gli dissi: «Iacopo devi stare attento, porca miseria, fai attenzione! è possibile che devi sempre combinarne una, dai non mi devi assolutamente morire». Il giorno dopo sparì dall’ostello ed io giurai a più di uno per i lunghi mesi seguenti in cui attraversammo la Wet Season che Iacopo era morto in qualche temeraria maniera. E di fatti era completamente sparito dalla mappa, non rispondeva più alle chiamate ne ai messaggi. Volatilizzato, ma d’altronde come mille altri prima e dopo di lui, come me stesso poi, perso sulla strada, nella strada, protagonista dello stesso vagabondaggio; senza il tempo di dire Ciao a tutti quelli che si incontrano ne Addio agli altrettanti che si salutano per sempre. Spettatore di una vita che volava troppo veloce davanti ai suoi occhi, Iacopo aveva semplicemente ripreso la sua avventura. Verso la fine di Agosto la stagione umida stava scemando e io mi trovavo in macchina, posteggiato di fronte alla biblioteca dopo l’ennesimo turno notturno da delivery boy, intento a fare uno Skype transoceanico. Ricevetti l’ultima chiamata australiana di Iacopo. «Andre ce l’ho fatta: ho attraversato il deserto, a piedi, e ho fatto un sacco di autostop, non immagini che storie incredibili ho da raccontarti, dobbiamo assolutamente vederci, ho fatto cose che nemmeno tu crederesti mai, ho fatto cose pazze, ne ho viste di belle, di brutte e di bruttissime, ma sono vivo! più vivo che mai amico mio!» si scompigliava dalle risate «...e ci vedremo presto, ho intenzione di tornare a Sud, adesso metto da parte qualche soldo in questo postaccio e vi raggiungo, lavoro in una fattoria fuori Kununurra, non temere, ci vediamo presto». Era vivo, ma anche se cercai di cercarlo nelle settimane a seguire, sparì inevitabilmente di nuovo e si fece inghiottire da qualche altra folle peripezia improvvisata. Per più di un anno non si fece sentire. Il 13 Ottobre 2015 lo trovai su Facebook e mi scrisse. Disse che mi avrebbe voluto tanto rivedere e io dissi lo stesso di lui e ci promettemmo fissare una data per rincontraci. Era in Norvegia. In qualche modo, dopo essere sopravvissuto all' Emisferio Australe, era finito nel Circolo Polare Artico e stava lavorando in una fattoria di salmoni. A parole sue l’unico luogo dove lo avevano lasciato lavorare senza sapere il norvegese, più a nord di dove qualsiasi persona avrebbe voluto lavorare, su una piccola isola insieme ad altri 5 pescatori, -40° e poco, pochissimo sole. Era felice. Mi mostrò alcuni video girati con la sua GoPro, che mi ricordarono quelli che amava girare e avevamo già girato insieme in Australia. Mi chiese di aiutarlo, di montarli o di consigliare lui cosa farci. Io gli dissi che doveva assolutamente pubblicarli, che doveva mostrare al mondo le decine di incredibili esperienze che stava vivendo, che non era da tutti compiere certe imprese. Cosi iniziarono ad apparire online video di memorabilità per me inaudita che si possono tuttora vedere e che contribuiscono a delineare quella che divenne La Leggenda di Iacopo Monaldi. Iacopo vive su un’isola disabitata, Iacopo cammina, scala attraverso paesaggi e foreste innevate, ruscelli e montagne da sogno, Iacopo salta, prende a pugni una boa, si allena a torso nudo nella neve a -20°, Iacopo rischia la vita su un kayak in acque polari e alla fine si salva trascinato dalla corrente su un’isola, Iacopo rema per ore scopre ed esplora da solo ogni isola che riesce a raggiungere per mare, accampa sul ghiaccio, pesca, sopravvive, Iacopo va alla ricerca di una balena, la trova, Iacopo scala senza corda una parete rocciosa con venti che lo scuotono a destra e a sinistra, Iacopo trova sempre il modo di sfoderare la Gopro e farci vedere la vista dalla cima, Iacopo non da retta ai consigli e diventa il primo uomo a scalare la vetta del Skjæringen in stagione invernale, Iacopo tenta la scalata in solitario del Monte Bianco senza esperienza e clima sfavorevole. Iacopo ritorna sul ring. Iacopo combatte, si allena, picchia duro e partecipa ai campionati italiani di pugilato rappresentando le Marche. Iacopo non molla, non molla mai per nulla al mondo e vive altre mille avventure e momenti che ne io, ne voi, ne la sua Gopro conosceremo mai e che svaniscono per sempre insieme a lui oggi. Il 20 Marzo 2015 scrive su Facebook, dopo aver conquistato l’ennesima vetta di un isola disabitata: «Lascio il mio cuore su questa'Isola, il mio spirito sarà parte di essa e io sarò il Re dell'isola ma allo stesso tempo suo prigioniero». Le persone che incontro e la maggior parte dei miei stessi amici sono morti, chi tempo fa, chi più recentemente. Morti dentro. Per quel che mi riguarda Iacopo in 24 anni ha vissuto cento mila delle loro insignificanti esistenze. Non perché lui cosi volesse ma perché non poteva farne a meno. Iacopo era il fuoco, l’avventura in persona, chi lo conosce dirà che era un pazzo: Iacopo era l’uomo che ogni uomo sano di mente vorrebbe essere. Qui e solo qui si racchiude l’essenza di quello che mi ha insegnato e ha da insegnare a tutti. Il coraggio di vivere una vita piena, senza ripensamenti di nessun tipo. Oggi è morto il mio personale Dean Moriarty, aveva 24 anni e stento ancora a crederci; vorrei tanto che tutti lo avessero conosciuto come e quando lo ho conosciuto io: perfettamente in bilico sulla cresta dell’onda, inquieto, tormentato, scatenato, vivendo come un vagabondo, ubriacandosi, scopando, guidando mezzi a folle velocità, sfogando la sua avidità di esistere in folli avventure e accumulando sempre nuove ed eccitanti esperienze; senza degradazione o turpitudine bensì con purezza, la purezza di un diamante grezzo. Queste poche fotografie appartengono ai caldi e spensierati pomeriggi passati ad allenarsi insieme all'amico Mick a Cable Beach -la piu bella spiaggia di tutto il West-, nella città di Broome, un luogo dove so per certo Iacopo visse felice e libero. Oggi è morto Iacopo Monaldi. Uomo verissimo, amico prezioso e persona di rara purezza. Non ho mai conosciuto nessuno che si fosse guadagnato la vita come lo ha fatto lui. Aveva 24 anni ed era il tipo di uomo che manca di più in questo mondo, di quelli sui quali si scrivono i libri e si girano i film.